Finito il Campionato 2024/25. I verdetti sono arrivati negli ultimi minuti della 38ª giornata, quasi tutti decisi per un solo punto. Tutto ciò non è una buona fotografia per il calcio italiano, che anno dopo anno gioca al ribasso.
Per vincere il campionato bisogna incassare pochi gol. Il Napoli ne ha subiti 27 e realizzati 59, mentre l’Inter, che ha perso per un punto, ne ha segnati 79 incassandone 35. Tutta qui la differenza dello scudetto sceso al Sud.
Nel campionato appena concluso, tutti gli allenatori hanno cercato di farlo apparire in evoluzione, anche quelli che lottavano per la salvezza, rinunciando al caro vecchio catenaccio e contropiede. Saranno pentiti, considerato quelli che sono scesi in B, eccetto il Monza, Empoli e Venezia in cattedra solo per la differenza di un punto.
Viera, arrivato al Genoa, è stato pragmatico, riassumendo così il percorso del Grifone: “Resistere è un difetto, attaccare un eccesso. Se ci sono difficoltà a vincere bisogna resistere, quando si può vincere bisogna attaccare”. Tutto confermato dai pareggi ottenuti con l’infermeria piena in attacco e dalle ultime quattro gare giocate alla pari con Milan, Napoli, Atalanta e Bologna, con quasi tutta la rosa a disposizione.
Sono emersi diversi allenatori, che in futuro cambieranno panchina, bravi nel modificare i moduli anche tre volte in una partita. Con i cinque cambi usati bene, è stato riconosciuto il lavoro del tecnico e del suo staff.
Il campionato italiano si è innamorato troppo dei moduli e dei sistemi di gioco, a scapito delle giocate, del colpo a effetto, del gesto tecnico. Poche le invenzioni che hanno sorpreso.
Il calcio del passato, arte, inventiva, creatività si è visto poco.
Un esempio, avendolo visto giocare l’anno precedente nel Genoa e quest’anno nella Fiorentina, è Gudmundsson: uno che conosce il suo modo di giocare. Volerlo fare adattare dal tecnico Palladino alle esigenze del momento, telecomandandolo e ingabbiandolo negli schemi, non ha avuto successo: 14 reti nel Genoa, 5 nella Fiorentina. Il risultato è chiaro.
Il problema del calcio italiano è che mancano i giocatori di personalità, capaci di risolvere le situazioni in una gara senza essere guidati dalla panchina.
Il Napoli ha vinto lo scudetto venerdì sera. Merito di Conte, che ha programmato tutto fin dal suo arrivo sotto il Vesuvio, consapevole che la massacrante kermesse europea avrebbe favorito una squadra ben preparata. Così è stato.
L’Inter lo ha perso in una pausa di tre giornate, con risultati influenzati dalla stanchezza. Perdere uno scudetto per un punto è una mazzata per la dirigenza e per l’allenatore. La colpa? Non aver trovato valide alternative ai titolari, in particolare davanti: senza Thuram, le riserve hanno deluso.
L’altra squadra in Champions è l’Atalanta, una Dea del calcio italiano che Gasperini riesce sempre a mettere in campo con risultati straordinari, ma che fatica a pensare davvero allo scudetto. Come sempre, il centravanti è il grande protagonista dell’“uomo che sussurra ai bomber”: Retegui, 25 reti in campionato più tre nelle altre competizioni.
La Juventus ha agguantato l’Europa per il rotto della cuffia, beffando la Roma, che Ranieri aveva fatto rinascere nel girone di ritorno con 19 risultati utili consecutivi e una sola sconfitta. Amarezza per i tifosi giallorossi: decisivo un rigore contro il Venezia causato da un giocatore cresciuto a pane e Juventus nel settore giovanile.
Roma in Europa League insieme al Bologna, vincitore della Coppa Italia 2025.
Fiorentina in Conference League grazie al Lecce, che ha vinto all’Olimpico contro la Lazio, salvandosi.
Il Milan è all’inferno con il Diavolo, contestato dalla tifoseria.
Retrocedono Venezia, Empoli e Monza. Salgono in Serie A Sassuolo e Pisa. La terza promossa sarà chi vincerà il playoff di Serie B tra Spezia e Cremonese.
La classifica, per l’ennesima volta, ha smentito la soglia dei 40 punti per la salvezza: ne bastavano 32. Torino, Udinese e Genoa si sono salvate già a Pasqua, tutte racchiuse in un solo punto. Como e Cagliari si sono salvate nelle ultime giornate di campionato.
Tanti, troppi gli errori arbitrali anche in questa stagione 24/25, compresi quelli dell’ultima giornata: cartellini sventolati, come direbbe il professore Scoglio, che hanno deciso risultati, falli di mano e altro, rifugiandosi nel protocollo VAR.
Nel calcio è difficile augurare buone vacanze. Finito il campionato, è già iniziato il valzer delle panchine. Altra telenovela con annunci e ribaltoni. Speriamo non duri fino a fine giugno. Corrono voci, ma poche certezze: in molti casi, i club non hanno ancora deciso.
Lino Marmorato