Chi ama gli Oasis conosce a memoria i dischi, ma tra poco potrebbe spuntare qualcosa che nessuno ha mai sentito.
Il 3 ottobre finirà all'asta un intero archivio di registrazioni della band, con un valore stimato tra 1,2 e 1,6 milioni di sterline.
Nel lotto ci sono 209 nastri in formato DAT, altre 73 cassette analogiche e tre MiniDisc: dentro, concerti dal vivo, prove, soundcheck e persino chiacchierate private tra Liam e Noel Gallagher.
Il pezzo più raro
Tra i pezzi più preziosi ci sarebbe l'unica registrazione esistente del concerto tenuto a Loch Lomond, in Scozia, nel 1996.
Attenzione però: chi si aggiudicherà il lotto non potrà pubblicare nulla senza il via libera dei due fratelli, che restano comunque proprietari dei diritti sull'intero catalogo.
A occuparsi della vendita è Ben Homer, della casa d'aste Littleton Auction.
La reazione della band
La band, dal canto suo, non sembra così entusiasta.
Come riporta il Guardian, il tecnico del suono Owain Richards ha raccontato di essersi già scontrato in passato con il management degli Oasis, proprio quando il gruppo aveva chiesto indietro alcune di quelle registrazioni.
Al Times, però, ha ammesso:
«È davvero un pezzo di storia»
spiegando che l'audio si sarebbe conservato in ottime condizioni.
La vicenda arriva in un momento in cui gli Oasis sono ovunque: c'è la reunion dei Gallagher, e proprio in questi giorni il documentario "Oasis: Don't Look Back in Anger" è stato presentato al Festival del Cinema di Venezia.
A tenere alta l'attenzione dei fan ci pensano anche alcuni brevi teaser pubblicati dalla band su Instagram, che fanno sperare in un annuncio di tour per il 2027, magari con una tappa anche in Italia. Per ora, però, resta solo un'ipotesi.
Da noi di Radio Nostalgia gli Oasis non sono mai andati in soffitta: trovate in rotazione All Around The World, D'you Know What I Mean, Don't Go Away, Don't Look Back In Anger, Stand By Me e Whatever.
Che l'asta vada in porto o meno, la loro musica qui continua a girare tutti i giorni.
Fonte: Billboard Italia.
Foto: Will Fresch — CC BY-SA 2.0, via Wikimedia